Crisi Ue: cosa succede nel forex se si inasprisce?

Crisi dell’Unione Europea: i timori per il 2015

Quest’anno non è iniziato sotto i migliori auspici per l’Unione Europea. Anzi, sono emersi fin dai primi giorni elementi che lasciano presagire un inasprimento della crisi Ue. Ovviamente la maggior parte dei problemi del Vecchio Continente non sono nati certo oggi, ma vengono trascinati da almeno sei anni. Ad ogni modo, ai vecchi timori se ne sono aggiunti di nuovi.

A causare le maggiori preoccupazioni è la situazione della Grecia. Questa volta non c’entra solo l’economia, bensì anche la politica. Come si temeva, le elezioni del presidente della repubblica non sono andate a buon fine e si è andati quindi al voto anticipato. Il problema riguarda i pronostici: il favorito è Tsipras di Syriza, figura che ai mercati non piace. Dunque, se dovesse essere eletto premier, tutti il mercati – compreso il forex – reagirebbero in modo negativo.

Il secondo nodo da sciogliere riguarda la Bce. Dopo anni di tentennamenti, e di mezzi annunci, finalmente Draghi ha dichiarato che il Quantitative Easing si farà. Sono molte le incognite a riguardo. In primo luogo, sulla reale efficacia di questo strumento in uno scenario – quello dell’Ue – molto eterogeneo. Di Paesi ce ne sono addirittura 28, e tutti diversi tra loro. Si teme, poi, che sia troppo tardi: d’altronde il QE è stato utilizzato a partire dal 2008 in America e a partire dal 2011 in Giappone. Forse il treno è già passato.

Lo scenario peggiore è quindi il seguente: Syriza vincente in Grecia e deflazione in Europa, causata dal fallimento dell’allentamento quantitativo.

Crisi europea: le conseguenze nel Forex

Prendendo per buono questo panorama decisamente catastrofico, e quindi un inasprimento della crisi Ue, cosa si può dire sul forex? Come reagiranno gli investitori in valute? Dal momento che tutti questi timori non sono stati “scontati” dal mercato, anche perché ultimamente sta attraverso una fase di minima fiducia, si può pensare a un periodo di panico.

L’euro verrebbe venduto e quindi si svaluterebbe. Non in modo graduale e positivo, come auspicato da Draghi, ma in modo incontrollato. Se l’obiettivo è quota 1,1 per ciò che concerne il cambio eur-usd, un peggioramento della crisi Ue potrebbe portare alla parità o addirittura a una inferiorità della moneta unica nei confronti del biglietto verde.

Fin qui, niente di male. Certo, le importazioni rischierebbero di soffrire, ma verrebbe ammortizzato dal calo dei prezzi delle materie prime (in primis il petrolio). Il problema è un altro, anzi altri due: l’imprevedibilità e la volatilità.

Con un mercato in piena crisi di nervi, la volatilità e imprevedibilità aumenterebbero, compromettendo le analisi dei trader. Insomma, nella peggiore delle ipotesi si assisterebbe a una discesa dell’euro molto tormentata, in cui persino i trader più bravi farebbero fatica a inserirsi.