Forex euro dollaro in calo, quali gli effetti di medio periodo?

Forex euro dollaro a quota 1,2450, quali sono gli scenari che attendono l’Eurozona?

Sono stati resi noti i dati macroeconomici relativi all’Eurozona. Uno dei fattori più rilevanti è indubbiamente il trend dell’attività industriale, dato il periodo di stagnazione economica, frutto anche di pensati pressioni deflazionistiche, che interessa i Paesi aderenti all’euro.

In merito al mercato forex, l’euro sta cercando di ripartire dai minimi di periodo, malgrado le attese che hanno per protagonista l’intervento quantitative easing della Banca Centrale Europea, previsto per il primo trimestre del prossimo anno.

Ma torniamo all’indice di produzione industriale dell’Eurozona, che risulta migliorata a ottobre dello 0,7% su base tendenziale dallo 0,2% del mese precedente. Si tratta in ogni caso di un dato riletto al ribasso rispetto allo 0,6% dell’ultima rilevazione.

Abbiamo comunque un risultato coerente con le aspettative degli analisti finanziari. Osservando i dati su base mensile, la produzione industriale della zona euro rileva un miglioramento dello 0,1% dallo 0,5% del mese precedente (anche in questo caso abbiamo una rilettura dello 0,6%). Per gli analisti del settore avremmo dovuto assistere a una crescita su base congiunturale dello 0,2%.

Forex euro dollaro previsioni sul medio periodo e l’influenza del fattore Russia

È aumentato il tasso di cambio euro/dollaro, toccata quota 1,2450, anche se è stato sfiorato persino l’1,25. Si tratta di una quotazione in ripresa, dato che fino a pochi giorni fa il cambio aveva raggiunto l’1,2250, il minimo più basso dal mese di agosto di due anni fa.

Secondo la lettura degli esperti, la Banca Centrale Europea non potrà rinunciare al piano QE per il rilancio dell’economia e risollevare l’inflazione. Ciò significa che il cambio euro/dollaro è prossimo a deprezzarsi con target inferiori a 1,20. Le previsioni lasciano presagire un deprezzamento tra il 5% e il 10% entro fine 2015.

Su tutto questo dobbiamo considerare l’incidenza del fattore Russia. Per l’agenzia di rating Standard & Poor’s questa nazione è considerata infatti il “top geopolitical risk” nel 2015. La ragione di questo fenomeno è da tributarsi alla caduta del rublo, deflussi di capitali record, crollo dei prezzi del petrolio e le conseguenti prospettive di recessione.

Inseguito all’annessione della penisola della Crimea, intervento avvenuto nel marzo scorso, sono cresciute le tensioni tra Mosca e l’intero Occidente. Sia Europea che Stati Uniti hanno importo alla Russia pensanti sanzioni di natura economica, tributando al Cremlino le maggiori responsabilità nel conflitto ucraino. Quali saranno nel prossimo anno gli effetti della variabile russa sulla zona euro? Potrà l’Occidente continuare con le sanzioni?

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