Forex euro-franco: il crollo del 15 gennaio

Forex euro-franco: la decisione della banca svizzera

Il 14 gennaio la Banca Svizzera ha preso una decisione in grado di influenzare pesantemente il destino della coppia euro-franco. Una decisione i cui effetti – abbastanza devastanti – si sono visti fin da subito. In breve, ha deciso di abolire la soglia dell’1.20. Di cosa si tratta? Prima del 14 gennaio, il cambio non poteva scendere al di sotto dell’1,20. Questa soglia era stata impostata qualche anno fa, in piena crisi dei debiti sovrani, e aveva lo scopo di preservare il rapporto tra la divisa elvetica e la moneta unica dalla speculazione finanziaria.

Siamo a inizio 2015 e la crisi del debito sembra rientrata. Ovunque lo spread è sceso al di sotto dei livelli di guardia. Non solo, il franco è rimasto per molto tempo adagiato proprio sulla soglia dell’1,20. Non è un caso infatti che la massima autorità finanziaria della Svizzera abbia deciso di abolire la soglia. L’effetto si è fatto sentire non appena le borse hanno riaperto.

In poco meno di mezz’ora, l’euro ha perso tantissimo terreno sul franco. Si parla addirittura del 32%. Si è passati quindi dall’1,20 allo 0,85: il minimo mai registrato da quando esiste la moneta unica. Il recupero, comunque, non è tardato a giungere. Ciononostante, per tutta la mattina del 15 non si è andati oltre l’1,02.

Non è possibile ovviamente manovrare il cambio per decreto, ma bisogna ricordare che le banche centrali hanno a disposizione strumenti potentissimi per incidere sui rapporti tra le valute: possono vendere e comprare moneta come tutti, ma in misure eccezionali. Fino ad oggi, è bastato questo. Con l’abbandono della “difesa a oltranza del cambio euro-franco” (definizione de Il Sole 24 Ore) questo corso è terminato.

Euro-franco forecast: cosa ci aspetta nei prossimi mesi

Cosa ne sarà del cambio euro-franco? Adesso che la soglia è un ricordo (ancora recente, sia chiaro),  è lecito aspettarsi una grande volatilità, sia in discesa che in salita (magari per gli effetti rimbalzo). Ciò potrebbe porre in essere buone occasioni per i trader, ammesso, però, che si riesca a produrre una analisi tecnica che non risenta dell’intensità – e imprevedibilità – del sentiment. Insomma, la situazione potrebbe rivelarsi troppo imprevedibile per essere gestita a dovere.

Spostandoci sull’economia reale, a fare le spese di queste vicende sarà sicuramente la Svizzera. L’ipervalutazione del franco sull’euro danneggerà pesantemente le esportazioni che, in buona parte, hanno come destinazione l’Italia. Il Bel Paese, di contro, non importa beni di prima necessità (es. il carburante) dalla Svizzera, dunque potrà approfittare del crollo dell’euro per implementare l’export verso Berna e dintorni.

Un’altra conseguenza, utile più ai risparmiatori che agli speculatori, coincide con il fatto che il franco continuerà ancora per molto tempo a essere considerata una valuta rifugio (anzi, forse più che in precedenza).