Tasse forex: quanto si deve versare

Tasse forex in Italia: il pasticcio del legislatore

In questi anni di crisi economica da più parti sono stati lanciati strali sulla finanza speculativa. In mezzo a questo vortice di critiche è finito anche il forex. L’opinione comune ha quindi espresso il desiderio che anche gli investitori pagassero lo scotto della crisi. “Aumentare le tasse sul trading” è stata una parola d’ordine, soprattutto nel biennio 2012-2013.

Il legislatore all’epoca si è messo in moto quasi subito, facendo però molti danni. In primis, perché ha mancato l’obiettivo più volte. In secondo luogo perché ha determinato un clima di incertezza tale da mettere i bastoni tra le ruote persino ai trader che scalpitavano per pagare le tasse.

I motivi di ciò, oltre all’incompetenza sul tema che in certi casi è stata riscontrata, anche la silenziosa ma incisiva presenza delle lobby.

Tassazione forex in Italia: un chiarimento definitivo

La domanda è sempre quella: quali sono le tasse che un trader di forex deve pagare?

Forse l’Irpef? No, questa si paga solo se la valuta rimane “tale” per almeno due settimane e se supera i 50.000. Nel forex, questo è noto, le somme di denaro cambiano di “divisa” molto spesso.

Forse la Tobin Tax? No, questa non riguarda i trading intraday, come appunto il forex.

L’unica tassa che va pagata è quella sui Capital Gain. Il pagamento necessità di una dichiarazione sugli utili prodotti dalle proprie attività finanziarie, tra cui il forex, e l’applicazione di un’aliquota del 19%.

Tasse forex, un chiarimento