Volatilità di tassi e cambi in riduzione, ma restano i rischi

Volatilità borse e commodity: la questione Iran

I mercati internazionali sono scossi da alcune novità importanti. A tenere banco è l’Iran. L’accordo con gli Stati Uniti ha rimosso l’embargo, dunque il paese persiano può iniziare a esportare il suo petrolio con maggiore libertà. Ciò implica che l’offerta dell’oro nero salirà, con conseguente discesa dei prezzi. Una buona notizia per i cittadini comuni ma non per chi investe nelle azioni dei colossi della distribuzione petrolifera. Ad ogni modo, la strada per l’entrata a regime è ancora lunga, dunque per un po’ di tempo il prezzo del petrolio non subirà stravolgimenti. La volatilità è comunque una prospettiva nel breve termine.

Grande attenzione va posta anche a quello che sta accadendo in Cina. Sono in molti a pensare che il vero pericolo globale sia rappresentato non dagli squilibri nell’Eurozona, ma da un eventuale crack delle borse cinesi. Dopo i massimi toccati qualche mese fa, l’indice di Shanghai ha inanellato un numero impressionante di prestazioni negative, a tal punto che il Governo ha dovuto sostenere in modo praticamente diretto gli acquisti di azioni (attraverso le agenzie governative) e ha vietato le contrattazione per quasi la metà delle società quotate in borsa, giudicate a rischio speculazione.

La giornata del 16 luglio, però, potrebbe rappresentare una svolta: quando tutti si attendevano l’ennesimo crollo, si è verificata la risalita. A questo punto sono in molti a chiedersi se le mosse del governo non stiano sortendo finalmente gli effetti sperati (sebbene permanga una situazione di volatilità).

Borse: fari puntati sulla Fed

Sul fronte dei cambi va segnalato il taglio dei tassi in Canada. Una mossa inaspettata, segnale della determinazione della Banca Centrale nell’allontanare anche i più deboli venti di crisi. Le ripercussioni sul mercato delle valute sono ovvie: il dollaro canadese è vicino ai minimi dai sei anni. Va evidenziato anche il rafforzamento svizzero, che sta cominciando a diventare un serio problema per la competitività.

L’euro si sta dimostrando abbastanza anelastico rispetto a quanto sta accadendo, una dimostrazione chiara che più della politica in senso stretto, la moneta unica subisce l’influenza delle politiche monetarie della Bce.

Per il resto, lo scenario è dominato dalle aspettative americane. Il discorso è sempre quello: l’aumento dei tassi. Ciò che prima era una novità, ossia il rialzo dei tassi entro l’anno, oggi è una previsione ampiamente scontata. La sensazione, però, è che qualsiasi notizia in merito potrebbe scatenare la volatilità dei mercati. In particolare, la certezza del rialzo potrebbe far apprezzare il dollaro. Al contrario, notizie in senso opposto potrebbero causare un indebolimento. Per l’euro, è meglio la prima alternativa.